Il Passo Dei Maledetti-Capitolo 2

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Il ragazzino cercava qualcosa per arrampicarsi e poter raggiungere il cibo che nascondeva il cassonetto vicino al supermercato, qualcuno aveva fatto sparire i tre mattoni rossi che utilizzava solitamente, come un equilibrista.

Gironzolò lì intorno per alcuni minuti senza trovare nulla, si stava innervosendo.

La fame era grande e se fosse possibile la disperazione ancora più grande.

Decise di usare semplicemente le sue braccia per sospingere il suo corpo fino al bordo del cassonetto, dopo vari tentativi riuscì a piantonare il suo addome al limite, una fitta atroce cominciò a salirgli fino alle tempie, un po’ di carne in quel corpo ossuto avrebbe reso tutto meno doloroso.

Non poteva resistere ancora molto a lungo, le sue mani afferrarono le prime cose che gli capitarono e si lasciò cadere a terra, quando finalmente aprì gli occhi, si accorse che quello che stringeva in una mano era semplicemente un pomodoro marcio che gli si era spappolato tra le dita, mentre nell’altra mano non aveva nulla che potesse definirsi commestibile.

Voleva piangere dalla rabbia, ma anche le lacrime erano preziose per chi non aveva niente.

Cominciò a leccarsi il liquido rosso che dalla mano gli stava scendendo lungo il braccio, leccò avidamente, fino a ripulirsi, tutto ciò che era pulibile.

Rimase seduto lì, vicino alla strada, come un gatto randagio. Era notte e cominciava ad avere freddo, però non aveva la forza di tornare in quello che lui chiamava il suo “Nascondiglio”.

Si alzò molto lentamente e barcollando cominciò a camminare lungo il marciapiede, come sempre la strada a quell’ora era deserta, per quello era la sua ora preferita, nessuno lo vedeva, forse nessuno sapeva che esisteva, forse.

Una macchina sfrecciò a grande velocità vicino a lui, quasi cadde a terra, dovette fermare il suo barcollare, per resistere alla forza di gravità. L’auto era già lontano quando decise di fare inversione e tornare indietro.

Il ragazzino guardò la scena incuriosito, nessuno passava di lì a quell’ora, forse si erano persi, forse.

Si fermarono giusto vicino a lui, un uomo scese dalla macchina, afferrò il ragazzino che quasi non si mosse, e letteralmente lo lanciò dentro l’auto, poi si sedette vicino a lui e chiuse la porta.

– Andiamo

L’autista accelerò bruscamente, i corpi dei due passeggeri sobbalzarono, e il corpo del ragazzino si schiacciò contro il sedile anteriore.

– Come ti chiami?

– …

– Meglio così, allora non ti dispiacerà se ti chiamerò Marco

L’uomo aprì il finestrino.

– Marco…puzzi!

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