Lettera dalla clinica di Raffaella Munno

 

 

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Ciao Mamma è da tempo che non ci sentiamo, volevo semplicemente informarti
che sto bene
Qui alla clinica mi trattano come una regina, sono la più giovane, o almeno
così sembra, le altre anche se sono più piccole di me, dimostrano il doppio
dell’ età.
Quelle rughe di espressione sembrano solchi infernali tracciati sulla loro
pelle.
Ogni notte succede sempre qualcosa che allarma tutti.

Tipo , Valentina, ricordi?
L’altro giorno era in bagno con delle ferite sanguinanti su tutto il corpo,
pensavamo si fosse scontrata con l’altra ragazza, insopportabilmente
paranoica perché questa da sempre vede in lei l’immagine della sorella che
la picchiava da piccola.
Che te lo dico a fare.
Valentina si era da sola procurata le ferite e le bruciature di sigaretta
sulle gambe, è accorso il primario che l’ha legata sul letto e ha
raccontato la favola della buona notte per farla addormentare, che davvero non
sapevo se piangere o ridere.
Rispetto a molti sono la più normale, ma non ti nascondo che voglia di farmi
male ne ho e come.
Soprattutto quando ripenso al passato, a tutto quello che è successo .Non
saranno mai abbastanza le mie scuse.

Sai , prima guardavo le foto di Praga, quel posto mi è piaciuto tantissimo .
Vorrei portarti con me un giorno ma tu hai paura di volare e con il pullman
credimi ci vuole un’eternità.
Intanto scorre una canzone bellissima si chiama tipo bloodstr qualcosa dei
nature and organisation, mi viene da piangere è dolcissima come te.

….dottoressa, dottoressa la prego è urgente ….

Ora mamma ti lascio mi sa che devo andare

Una scena orribile si manifestava sotto gli occhi di tutti
Le macchie di sangue schizzate sul camice bianco riflettevano come gocce di
rugiada dopo una tempesta di pioggia
Urla disumane mischiate a pianto rimbombavano nella stanza, un caos
incredibile, Valentina che beatamente dormiva nel suo letto, si alzò di colpo,
sgranò gli occhi e rimase attonita a guardare quella donna che lentamente si
dimenava a terra con un coltellaccio enorme da cucina ancora conficcato nello
stomaco.
Poi fece un accenno di sorriso come per dire “beata lei che sta morendo ”
“io non ci riesco mai!”
Portarono tutte le ragazze fuori dal reparto chiamarono il primario che
accorse in un lampo dalla dottoressa per aiutarla.
Una barella arrivò pochi secondi dopo e in un attimo nella stanza regnò di
nuovo il silenzio.

Valentina si rimise a letto e questa volta si addormentò senza la favola della
buona notte.

“Lettera dalla clinica” racconto di Raffaella Munno

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